Fonjumetaw, 18 aprile 2105

Non ho molte cose da raccontare. I ragazzi e bimbi sono in vacanza, il che vuol dire che sono nei campi,  però le giornate sono splendide. C’è sole per tutto il giorno, una pausa prima della stagione delle piogge e dopo le prime avvisaglie della settimane scorse.

 

Sabato  12.04

Accanto alla chiesa parrocchiale si sta costruendo il campanile (tra l’altro progettato e disegnato da Davide Bernardi), però il soldi sono finiti. Allora il Consiglio parrocchiale ha organizzato un “Fund raising Ceremony” (una celebrazione per raccogliere fondi) in concomitanza con la Settimana Culturale della zona che vede radunarsi tutti quelli originari di questo territorio attorno al loro capo (fon) . Dopo la messa individui, gruppi, associazioni si sono alternati per presentare il loro contributo che viene annunciato pubblicamente tra gli applausi più o meno sentiti, a seconda dell’ammontare della somma donata. Questo è il modo che si usa qui per realizzare i progetti più vari: costruzioni di chiese, scuole, apertura di strade, acquedotti ecc. Con quello che si è raccolto  sono già ripresi i lavori.

Giovedì 16.04

Saliamo con don Antonio e due seminaristi a Nkongle, un grande villaggio a 2500  m  di altezza, per salutare i sacerdoti di quella parrocchia. Nkongle è il più altro centro abitato del Camerun. Il clima è quello tipico degli alpeggi delle nostre montagne, però siamo all’Equatore. E‘ una zona molto fertile. Si possono vedere grandi distese di prati con mucche e pecore al pascolo, e nello stesso tempo coltivazioni di patate, cipolle, carote, porri e cavoli. La gente gode di un certo benessere.

“Nkongle” nella lingua locale significa “amore” o “unità”. Interessante è l’origine di questo nome.

Nkongle segnava la linea di confine tra due villaggi appartenenti ad etnie diverse, Fotang e Mbalanah. Per tanti anni ogni villaggio aveva il suo mercato che operavano lo stesso giorno. Decisero allora di fare  un mercato comune ed essendo i due villaggi in continua lotta, decisero di chiamarlo appunto Nkongle come segno dell’avvenuta riconciliazione.

L’inizio della comunità cattolica in questa zona è abbastanza recente, risale all’1981 la prima visita dei sacerdoti, ma soltanto nel ’97 venne inaugurata la chiesa … era è già parrocchia con due sacerdoti.

Venerdì 17.04

Mentre sto scrivendo mi chiamano alla porta, c’ è una signora con una bimbetta;  è Fatima con la nonna. La nonna mi dice che la bimba voleva venire a trovare quel padre che somiglia a suo papà. Fatima è quella bimba che il papà francese ha abbandonato insieme alla mamma ammalata, che poi otto mesi fa è morta, ed  ora coi suoi due fratellini sta con la nonna ancora giovane che ha dieci figli suoi. Da sola praticamente deve pensare a  tutti loro. Mi faccio raccontare bene come stanno le cose. E’ proprio così, la figlia era sposato con questo francese che poi è sparito e non si è più fatto vivo.

Vedere Fatima così piccola e così bisognosa di affetto mi spezza il cuore, me la prendo in braccio,  vorrei colmarla di carezze e  di baci,  ma devo trattenermi; tra pochi giorni me ne andrò e lei resterà con un dolore in più. Mi viene voglio di metterla in una delle mie valige e portarla con me.

La settimana prossima, l’ultima per me,  scenderemo a Fontem per un incontro di sacerdoti.

Approfitto di questo foglio per parlare un po’ di questa città e parrocchia  dove ho vissuto e lavorato dal 1980 al 2000.

Fontem era una zona tagliata fuori da ogni comunicazione (la prima strada carrozzabile venne aperta negli anni 60) e con un’ altissima mortalità  a motivo della malaria e soprattutto  della malattia del sonno provocata dalla mosca tz-tze  malattia che se non curata provoca la morte.

Ma anche un territorio, abitato dal popolo Bangwa, che aveva conservato praticamente intatta la cultura tradizionale africana a motivo dell’isolamento in cui era stato costretto a vivere.

Le prime  comunità cristiane in questo territorio, come altrove qui in Camerun, sono state iniziate da uomini che erano andati nei paesi costieri per lavorare nelle piantagioni piantagioni. Lì c’erano già  scuole  e chiese . Diventati cristiani una volta rientrati nei loro villaggi - mi raccontavano, perché ho ancora conosciuto alcuni di questi “fondatori” - ,che  la domenica si ritrovavano per pregare presso la casa di uno di loro e quando la comunità era abbastanza solida invitavano il padre missionario e visitarli. Lui veniva,  dava le direttive per crescere e la riconosceva come una outstation cioè come comunità dipendente dalla missione principale. Interessante come erano e sono tuttora costituite queste comunità:  a modo della Trinità. I responsabili sono tre: un uomo e una donne responsabili rispettivamente degli uomini e della donne e un catechista col compito di guidare la preghiera e la catechesi.

Il cristianesimo si è diffuso così verso l’intermo.  Le comunità hanno continuato a crescere in numero e in grandezza in questo modo: Quando in un villaggio i cristiani presenti si sentivano abbastanza preparati si staccavano della comunità a cui appartenevano in precedenza e formavano la loro. Questo mi aveva toccato molto. Credevo che le comunità cristiane fosse nate dalla predicazione del missionario che le visitava annunciava il vangelo ecc, invece sono nate dai laici che diventati cristiani a loro volta diventavano “missionari e fondatori”.

Nella parrocchia di Fontem nel 1980 vi erano una 30 di comunità ed eravamo due, a volte, tre sacerdoti. Poi quando la parrocchia è stata divisa in due Fontem e Fonfjumetaw  le comunità erano già più di 70. Ora ci sono nello stesso territorio ci sono otto parrocchie senza contare le outstations che dipendono da esse.

Tornando a Fontem, nel 1966 questo territorio era stato affidato dal vescovo a laici volontari del Movimento dei Focolari. A quel tempo era praticamente foresta con poche case. Essi hanno aperto un  Ospedale, un College con la scuola secondaria, un centro di formazione ed di spiritualità  e altre diverse attività. Col tempo Fontem è diventata una grande cittadina con circa 5.000 abitanti, parrocchia e in seguito anche centro della provincia di Lebialem.

Fontem è soprattutto un piccola città che cerca di dare testimonianza che la convivenza tra popoli, culture e persone diverse è possibile e che questa convivenza  è fonte di vero progresso.  Potremmo dire l’ unica legge che vorrebbe regnare qui è quella del vangelo, quella dell’amore reciproco. Infatti a Fontem ci sono oltre i bangwa, nativi del posto, persone che provengono da ogni parte del Camerun e di altri paesi dell’Africa,  anche altre che vengono dall’Italia e dall’Europa, dalle Filippine,  dalla Cina, dagli  Stati Uniti, Brasile ecc. e il loro primo obiettivo è proprio offrire questa testimonianza.

Per stasera basta. Sono arrivato al numero 9, spero di fare 10 con la prossima … e poi ci vediamo.

Buona domenica. d beppe