Fonjumetaw, 11 aprile 2105

Domenica 5.04

Celebro il giovedì, il  venerdì e il sabato santo a Foto.

Nella notte della vigilia Pasquale celebriamo anche i battesimi e le prime comunioni: sono 30 ragazzi e ragazze più sei bimbi.

 

La preparazione al battesimo dura tre anni ed i catecumeni hanno concluso questo cammina con tre giorni di ritiro con gli altri candidati, in tutto un centinaio, la maggioranza ragazzi delle elementari e delle scuole superiori ed alcuni adulti. Gli altri hanno celebrato il loro battesimo la stessa notte nella chiesa principale.

Nella celebrazione della notte del sabato santo  col canto del gloria ”scoppia” la festa. Il coro delle  donne che accompagnano il canto con movimenti di danza coinvolge tutta la chiesa e si va avanti così per tutta la celebrazione durata tre ore. Si sperimenta “fisicamente” la festa del Risorto. Naturalmente anch’io non riesco a stare fermo …

Invece  la domenica di Pasqua scendo alla chiesa di Menkia; un’oretta a piedi. Lì si sono radunate tre comunità per la celebrazione della Pasqua. Anche qui la messa è una festa.

Piace molto il gesto della pace scambiato facendo sulle palme delle mani il segno della croce.

Dopo la messa ci si ferma a condividere un semplice pasto. E’ il mio “pranzo di Pasqua” più significativo: un po' di riso, una banana bollita e due bicchieri di birra.

E poi prendo la via del ritorno. Qualcuno doveva venire a prendermi con la motocicletta, ma non si fa vedere. Non importa;  un’ora e mezza di ripida salita è la più bella conclusione di questa Pasqua.

 

Lunedì 6.05

Le scuole sono in vacanza,  quindi anche la scuola materna Baby Jesus è chiusa; mi mancano i bambini, ma riesco a scrivere per loro un’altra poesia, questa volta in rima, la lascerò loro per ricordo. Comunque non mancano le storie.

Nereus è sempre il protagonista numero uno. In casa sua sono cinque fratellini e i genitori fanno fatica a tirare avanti. Mi dice Helen, la responsabile della scuola materna,  che a volte la mattina Nerus e la sorellina Aghì arrivano alla scuola senza aver mangiato.

La mamma le ha raccontato che Nerus tiene sotto controllo la sua pancia, per vedere che non stia crescendo. Le ha detto un giorno: “ Mamma, non comperare un altro fratellino, se no lo dico a zio che ti picchi!” … un altro fratellino significa una bocca in più in casa e quindi il cibo già scarso rischia di essere ancora meno, se arriva un altro …

Questo episodio me ne ha ricordato un altro che mi aveva raccontato un papà:

Era venuto a casa loro un amico ed era stato loro ospite per  quella notte. La mattina dopo il figlio, John Paul, di pochi anni, gli chiede: “ Ma papà, quel signore se ne va o rimane?”. E il papà gli ha risposto che sarebbe rimasto ancora qualche giorno. Allora il bambino gli fa: “ Ok che resti pure,  but let not my bread be short!” (… ma che il mio pezzo di pane non venga accorciato). La sua era una famiglia benestante. Mentre a colazione normalmente  si mangia il cibo avanzato la sera precedente, nelle case più agiate ai bambini si dà il te con del pane.

 

Sabato 11.04

Una delle insegnanti della scuola materna, Eunice, mi ha raccontato di Agnes, una sua figlia, che ora frequenta  già la scuola primaria.

Prima di nascere era stata colpita da una infezione molto seria agli occhi. Purtroppo non è stata curata subito e quando l’anno portata all’ospedale aveva già perso la vista da un occhio. Sono andati allora in un altro ospedale più specializzato. Dopo la visita il professore ha chiamato la mamma e le ha detto che non c’era molta speranza: la bambina avrebbe perso completamente la vista. L’unica cosa da fare era seguire una cura e sperare di fermare l’infezione. La mamma mi raccontava che è scoppiata a piangere e quando è uscita la bambina si è accorta e le ha chiesto cosa il medico le aveva detto. Lei non voleva dire nulla ma Agnes insisteva allora ha dovuto dire la verità: la piccola le ha risposto: “Mamma, non devi piangere; se è questo che Gesù vuole per me, io sono contenta e tu non devi piangere …”

Agnes ora frequenta l’ultimo hanno della scuola primaria. E’ brava a scuola, ma non riesce più a leggere sulla lavagna.

Sabato 11.04

La catechista della comunità di foto dove di solito celebro la domenica è la signora Mary Ategwa, una professoressa del Liceo, che conosco molto bene.

Proviene da una famiglia tra le prime che hanno aderito al cristianesimo in questa zona. Quando è andata in pensione ha scelto di fare la catechista/ responsabile: una scelta che ha stupito positivamente un po’ tutti. I cristiani vivono in un ambiente non facile. Le tradizioni locali specialmente in caso di malattia, di disgrazia o di morte sono molto forti e la pressione della famiglia si fa sentire. Dall’altra parte ci sono elementi in queste tradizioni che sono molto vicini al Cristianesimo, dei “semi del Verbo” che vanno messi in luce, magari purificati e rivissuti in modo cristiano, mostrando così che il cristianesimo è venuto a perfezionare e non combattere la tradizione.

Un esempio che mi ha sempre colpito è il termine che si usa per indicare una donna incinta, “ngwa ndem”, che significa “ha la malattia che viene da Dio”, cioè un malessere ma positivo, portatore di bene, dono di Dio. La religione tradizionale riconosce un solo Dio chiamato “Ndem Mbo”, il Dio Creatore e ha un forte culto dei defunti considerati i protettori e i mediatori della famiglia presso Dio.

Mary mi ha raccontato una sua esperienza a proposito dell’ assumere la tradizione e riviverla in modo cristiano. Alcuni anni fa e morto suo marito. Secondo la tradizione la moglie deve portare il lutto (abiti neri) per un anno intero. Passato il periodo  si organizza una festa cui sono invitati parenti, amici e vicini per “rimuovere il vestito da lutto (removal of black clothes). La festa viene fatta in casa.

Ma lei ha pensato di farla in chiesa prima di tutto. Quella domenica è venuta in chiesa vestita di nero. Dopo il vangelo il sacerdote ha spiegato il significato di questa cerimonia, poi lei, accompagnata dalle amiche, è andata in sacrestia si è tolta il vestito da lutto, ha indossato abiti festivi e si è presentata così alla comunità, che l’ha accolta festosamente. Dopo la messa ha invitato la gente a casa sua per un semplice ricevimento.

Ormai mi restano due settimane qui e poi sarò di ritorno. Mi sembra di aver fatto un bagno in una realtà carica di umanità e di essenzialità,  una realtà che conoscevo ma di cui ho potuto “godere” con una più intensa coscienza rispetto agli anni che avevo passato qui.

A presto … ormai devo dire così.

d beppe