Fonjumetaw, 26 marzo

Mercoledì  18.03

Nella parrocchia accanto alla chiesa e alla casa parrocchiale vive anche una comunità di consacrate, un focolare. Fides del Brasile, Helen del Kenya e Ruby della Cina, che gestiscono la scuola materna e il dispensario (la prossima volta magari racconto qualcosa del dispensario), ma anche danno una mano in parrocchia.

Oltre la scuola materna e il dispensario c’è una falegnameria,un garage e la scuola elementare, ”Catholic Scool Fonjumetaw”.

Stamattina sono andato a salutare i ragazzi e gli insegnanti .

Questa scuola elementare è frequentata da 220 bambini, sei classi con sei insegnanti,  il che vuol dire una quarantina di bambini per classe … se penso alle nostre scuole elementari di Roata Rossi, San  Benigno e Ronchi ...  Ma vicino c’ è anche la scuole elementare pubblica con 250 alunni e non lontano altre scuole.

I ragazzi della scuola della parrocchia indossano l’uniforme di colore azzurro mentre quelli delle scuole pubbliche blu scuro. Quando ero qui gestivamo 14 scuole elementari e si era arrivati fino a 4.000 alunni. Poi il Governo ha aperto molte scuole pubbliche ed il numero di quelle della missione si è ridotto.

Vi racconto di Viany un affarino di bambina che ora fa la seconda elementare ma che ha frequentato la Baby Jesus Nursery School  e fa parte del gruppo Gen di bambini e bambine della parrocchia. E’ una bimba tosta e decisa.

Alla scuola materna si dice sempre la preghiera prima dei pasti e naturalmente Viany ha imparato che si fa così. Un giorno a casa sua sono a tavola e hanno già

iniziato a mangiare. Lei si alza e dice: “Papà, dobbiamo pregare prima di mangiare!” Il papà fa finta di non aver sentito. Viany ripete l’invito per una seconda volta e il

papà continua a mangiare. Allora lei: “Papà, allora tu vuoi essere uno di quelli che scelgono di andare per la strada più larga?”. (La strada più larga e in discesa è

quella che porta all’inferno, mentre quella stretta e in salita è quella che porta al paradiso). Il papà non la prende bene e le fa: “Viany, oggi non mangi il pranzo!”.

 

Qualche mese fa c’era un problema in casa sua, i genitori non si parlavano. Viany di ritorno dall’incontro in parrocchia porta a casa il foglio con la parola di vita:

“amate i vostri nemici”. Si siede a tavola con il suo foglio davanti come se leggesse …  ma in realtà non sa ancora  leggere.

Arriva la mamma e le dice: “Mamma, sai, dovresti fare la pace con papà”. La mamma si gira dall’altra. Lei insiste. “Come fai a sapere che ho un problema con papà?”. “Lo si vede dalla tua faccia!”. “E perché dovrei fare la pace con papà?”. “Perché lo dice il vangelo –amate i vostri nemici- e papà ora è tuo nemico!”. La mamma conclude”Ok, parla anche con papà.

Quando arriva il papà Viany è ancora lì seduta intenta a “leggere” il suo foglietto: “Papà,sai dovresti fare la pace con mamma”. Il papà sorpreso le risponde: “E’ mamma che ti a mandato a dirmi questo?”. “No, papà, è scritto qui –amate i vostri nemici- e mamma adesso è tua nemica”,  e gli fa vedere il foglio. Il papà tutto subito si arrabbia un po’, ma poi va in cucina dove c’è la moglie, si parlano e torna la pace in casa …

Giovedì 19.03

E’ la festa di San Giusepppe, per festeggiare con padre Antonio abbiamo fatto una gita in montagna, siamo saliti sul “Nchiò-atzunkeng” . Vi  ero stato già una volta e salendo avevo trovato orchidee giganti alte 3 metri. La montagna è un masso che svetta sulle colline, penso a  2200/2300 m. Siamo stati fortunati  perché a quell’altezza c’è  quasi sempre nebbia, invece quella mattina era sereno, la nebbia ci ha raggiunti solo quando eravamo già scesi dalla cima.

Venerdì  20.03

Il terzo venerdì di ogni mese si tutti i catechisti e catechiste della parrocchia si trovano per una giornata insieme, per pregare, scambiarsi le esperienze di vita, rivedere le attività del mese precedente e programmare il seguente.

La figura del catechista di qui non corrisponde alla nostra. Il catechista, affiancato dal uomo e una donna, è il responsabile di una comunità: guida la preghiera la domenica, prepara i catecumeni al battesimo, organizza le varie attività, tiene i contatti col parroco ecc.

 

Condivido con voi  un’esperienza che un catechista, Pius, mi ha raccontato . Pius era un insegnante della scuola elementare ed ora fa il catechista a tempo pieno, è uno che ha assimilato il cristianesimo senza compromessi.

Una delle difficoltà più grande che i cristiani incontrano è la credenza popolare che nulla avviene per caso: una malattia, un incidente, una morte succedono perché qualcuno ti vuole fare del male e allora bisogna scoprire chi è il colpevole. La famiglia si raduna e si va dal “medicine man” (l’uomo medicina) che con i suoi sortilegi dirà chi è il responsabile. Una volta questi medicine-man curavano con le erbe, ma ora sono interessati solo a fare soldi e approfittano di questa credenza, che porta divisioni e malessere nelle famiglie.

Anni fa gli era nato un figlio, l’avevano chiamato Celsus , in ricordo del parroco padre Celso. Questo bambino era sempre malaticcio: bronchite, fatica a respirare, febbre. L’avevano portato tante volte all’ospedale, ma le medicine non avevano procurato alcun miglioramento. Ad un certo punto la famiglia comincia a dire: “Questo bambino ha qualcosa di strano; bisogna portarlo dal medicine man che ci dica chi vuole farlo morire”. Anche Maria, sua moglie insiste. Pius è irremovibile: “Noi cristiani non facciamo queste cose, ci affidiamo a Dio”.

Una notte il bambino ha il respiro molto breve, sembra che non ce la faccia più. Maria lo prende e lo mette in braccio al marito, dicendogli: “Tienilo tu, io non lo voglio più, non lo allatterò più, visto che non vuoi portarlo dal medicine-man”. Pius si alza, è notte, e va nella chiesetta davanti al tabernacolo e prega per un’ora: “Gesù, questo bambino è tuo. Ti prego guariscilo! Te lo chiedo anche per mia moglie perché creda”. Torna a casa, il bambino guarisce … ora è un giovane uomo che lavora in città.

Sabato 21.03

Mi sveglio con in testa  un’immagine che riguarda i bimbi della scuola materna: “  They come, baby birds ...”. Quando vivo qualcosa di forte mi piace fissare quel momento o incontro con una poesia.  Sono contento che mi sia venuta spontaneamente,  in inglese;  in due ore l’ho scritta tutta. La allego.

Ogni  tanto devo fare un giro dai miei “maestri”, i bimbi della scuola materna per imparare qualcosa.

Come ho scritto, alla Nursery School si inizia alle 8 con l’inno nazionale, altri canti danzati, la preghiera, lo scambio delle esperienze sul dado e un bicchiere di latte. Poi si va in classe. Ci sono tre classi: c’è la pre-nursery coi più piccolini e poi nursery 1 e nursery 2. Alle 11 l’orologio biologico scatta. Si esce si gioca un po’ e poi tutti in fila a lavarsi le mani, prima i più piccoli e poi gli altri.

 

Ma quello che mi ha stupito di più è che quando il gruppo dei più piccoli entra in classe il cibo è già nel loro piatto, loro si siedono e aspettano pazienti e silenziosi che i più grandi entrino anche loro . Nessuno apre bocca e nessuno si azzarda a toccare il cibo.

Dopo mangiato un breve sonnellino: alcuni reclinano il capo sul banco altri, i più piccolini, riposano sulle stuoie. Ho voluto andare a vederli. E qui un altro motivo di stupore! I più grandini erano in cucina, chi a lavare i piatti, le posate e le pentole, chi a pulire i tavoli e chi a scopare il pavimento. Fortissimo!!

Beh! i bimbi qui sono abituati a lavorare: a portare il fratellino sulla schiena, ad andare a prendere l’acqua, a portare dai campi la legna per il fuoco, a tagliare l’erba a scuola …

Penso che fin dopo Pasqua non mi farò più vivo, perciò approfitto per auguravi BUONA SETTIMANA SANTA e BUONA PASQUA.

d. beppe