Fonjumetaw, 17 marzo

E’ passato ormai più di un mese. Prima di partire le famiglie di Sanbe mi hanno regalato un quadernetto e una penna col compito di scrivere ogni giorno quello che vivevo. Fino adesso sono stato fedele e anche stavolta colgo due o tre cose da condividere …

 

La vita qui ormai ha per me un ritmo quasi  normale: sveglia alle 5.45 e messa alle 6.30, se non ci sono impegni fuori , alle 17 tutti i giorni la Via Crucis … al pomeriggio  visite alle comunità – outstations (ne ho fatto due durante la settimana ) o alle piccole comunità di quartiere (small christian  communities). Nel pomeriggio si ritrovano anche i vari gruppi della parrocchia: i chierichetti, le ragazze delle Cadettes of Mary, i Gen, il gruppo di Preghiera Carismatico (molto numeroso).

Al sabato due ore si confessioni  a Foto , la succursale più importante. Li di solito la domenica dico la messa alle 7.30 ( si proprio alle 7.30 del mattino!!)  e ci sono un duecento persone, la stragrande maggioranza giovani. La messa dura in media due ore, ma non è per nulla stancante. Mi sento molto a mio agio. A Cuneo devo scrivermi le prediche mentre qui non ne sento il bisogno; mi viene naturale parlare la lingua e un po’ di dialetto, anche se sono passati quindici anni.  La gente, che non mi conosceva, è sorpresa e contenta che uno “straniero” parli un po’ del loro dialetto. E poi le storie o le esperienze che racconto piacciono ovviamente anche qui,  anzi …

In queste domeniche di quaresima durante la messa i catecumeni, quasi tutti ragazzi o studenti, compiono gli ultimi passi verso il battesimo. A Foto sono una trentina e nella chiesa principale un centinaio;  tutti riceveranno il battesimo e la prima comunione la notte di Pasqua dopo un cammino durato tre anni.

Invece venerdì scorso sono anche stato alla casa di mamy Julia (quella col copricapo bianco), una simpatica nonnina, per battezzarla. Il battesimo è stato una cosa molto semplice. Si è svolto nel cortile davanti  alla sua casa. Erano presenti la madrina, due figli e il catechista che l’ha preparata.

Sabato 14.03

Mi è anche capitato di dover fare quello che cerco sempre di sfuggire a Cuneo: di dover “predicare” un ritiro a un gruppo di suore e doverlo ovviamente fare in inglese!! Di tutto ciò che ho detto quello che è piaciuto di più è quello che ho raccontato a proposito dei ragni. L’avevo sentito da Roberto Benigni.

Dio c’è? Come faccio a sentirlo vicino? Come si fa ad “catturare” Dio? Bisogna fare come fanno i ragni. I ragni appena nati cominciano a fare le ragnatele; non sanno dell’esistenza delle mosche, ma tessono i file delle loro ragnatele. Però se passa una mosca, zac !, ci rimane dentro.  Così dobbiamo fare noi. Comportarci bene, fare del bene: ogni cosa buona , bella che facciamo è un filo della ragnatela … e poi Dio ci rimane impigliato, perché Dio vola vicino alle cose belle e buone.  Quando senti uno scossone nella tua anima è Dio che vi è rimasto lì.

Lunedi 16.03

Partecipo all’ Incontro di una  Small Christian Community. Da anni si fatto nella Chiesa Locale uno sforzo notevole e di impiantare le cosidette comunità di base, qui chiamate “small christian communities” . All’interno deIla parrocchia si cerca di far nascere queste piccole comunità dove i cristiani di un quartiere si trovano regolarmente per pregare, leggere il vangelo,  per condividere la parola e per impegnarsi a realizzare qualcosa di concreto che deriva dalla parola di Dio ascoltata. Eravamo nove nella casa di Patrizia. Una studentessa guidava il gruppo. Bisogna dire che qui le persone, anche quelle analfabete, non hanno timore a parlare ad esprimere la propria idea. Naturalmente non in tutti i quartieri le cose funzionano allo stesso modo; ci sono difficoltà come dappertutto.

Martedì 17.03

Ma il mio pezzo forte sono sempre i bimbi della Scuola Materna “Baby Jesus”, che accoglie una novantina di bimbi.  Stavolta devo parlarvi di un campione,  veramente un campione. Vi devo raccontare di Nerus e della sua sorellina Agnes (o Aghì  come la chiama lui). Però devo premettere un particolare.

Nella  scuola c’è una lavatrice in cui vengono lavate le uniformi ecc., e quando gira fa un rumore spaventoso (!).  I bimbi ne hanno terrore, perché le insegnanti,  quando non si comportano bene, minacciano di metterli lì dentro per punizione.

L’anno scorso nel periodo delle iscrizioni alla scuola materna la mamma di Nerus è venuta e ha iscritto il bambino. Qualche giorno dopo è tornata per dare il nome anche della sorellina, ma Helen, la direttrice, le ha detto: “Mi dispiace ma è troppo tardi;  non c’è più posto!”.  La mamma è tornata ancora due o tre volte, ma non c’ è stato nulla da fare; la direttrice è stata irremovibile.

Un giorno, Helen si vede arrivare tutto solo Nerus con la sorellina per mano che le dice: “Antì Helen (zietta Helen),  per favore puoi  iscrivere alla scuola anche la mia sorellina Aghì”. La direttrice pensa che siano stati i genitori a mandarli e perciò  gli chiede dov’è la mamma. “Non so!” risponde Nerus; difatti la mamma  non era a casa, era andata al mercato e il papà era al lavoro nella falegnameria. “Da dove vieni?” gli chiede ancora. “Dalla casa di Joe”, risponde. Joe sarebbe suo papà, ma lui non dice da casa, ma dalla casa di Joe! Aveva deciso lui da solo di venire a chiedere questo favore. Davanti a questo amore per la sorellina, la direttrice non se la sente di rifiutare e ammette anche lei.

I due si voglio proprio un bene dell’anima. La sorellina quando si rivolge a lui non lo chiama per nome ma solo “brother” (fratello):  “Yes, brother!”.

Poco tempo fa si era al termine del trimestre e i bimbi dovevano riportare a scuola da casa la pagellina per scrivere i voti. Nerus porta solo qualche foglio della pagellina. La direttrice gli chiede: “Nerus, cosa è successo?”.  E lui: “Aghi, ha lasciato la mia cartellina fuori, ha piovuto e ha bagnato tutto. Io ho messo la pagellina ad asciugare al sole ma il vento ha portato via dei fogli”.  A questo punto la direttrice dice: “Aghì si è comportata male, devo darle una punizione … la devo mettere nella lavatrice!”.  Al che Nerus scoppia in lacrime, è inconsolabile, non può accettare che l’amatissima sorellina sia punita così. Allora Helen gli propone: “Ok Nerus , se sei d’accordo invece della sorellina mettiamo te nella lavatrice”. E Nerus senza esitazione dice di sì …

Ho raccontato in chiesa questa gesto di amore “grandissimo” per spiegare le parole di Gesù: “ama il prossimo come te stesso”.

Sembrano storie inventate, ma sono vere, hanno il timbro dell’autenticità e della genuinità perché qui la vita, specialmente per questi bambini, è ridotta all’essenziale.

don beppe